C’è un errore che si ripete ogni volta che si parla di Taiwan, USA e Cina: si tenta di prevedere l’evento (“quando scoppia la guerra?”) invece di misurare la dinamica che rende l’evento più o meno probabile.

Il concetto di Deterrence Entropy (Entropia della deterrenza) nasce per ribaltare la domanda:

Non “quando inizierà la guerra”, ma “quando il sistema diventa così instabile che un incidente, un errore di calcolo o una decisione improvvisa possono trasformare la competizione in conflitto”.

In altre parole, la guerra non esplode solo perché uno Stato è forte, o perché un leader è aggressivo. Esplode più spesso quando cresce l’entropia: troppe variabili si muovono insieme, troppo rapidamente, con troppa opacità e troppi incentivi a forzare la mano.

1) Che cos’è l’Entropia della deterrenza (Deterrence Entropy)

In fisica e teoria dell’informazione, l’entropia misura disordine/incertezza. In deterrenza, l’entropia misura:

  • quanta imprevedibilità c’è nelle decisioni degli attori principali;
  • quanta frizione c’è nei sistemi che riducono i rischi (canali militari, hotline, procedure);
  • quanta divergenza c’è tra segnali pubblici e segnali reali (logistica, assicurazioni, scorte);
  • quanto aumenta la probabilità che piccoli eventi diventino non lineari (escalation rapida).

L’Entropia della deterrenza è la quantità di instabilità sistemica prodotta dalla simultaneità di segnali contraddittori (militari, economici, tecnologici, informativi) che riducono la capacità degli attori di controllare l’escalation.

2) Perché è più predittiva delle analisi “tradizionali”

Le analisi classiche guardano:

  • numeri di navi/aerei;
  • dichiarazioni dei leader;
  • alleanze e trattati;
  • esercitazioni e posture.

Sono importanti, ma hanno due limiti:

  1. Il bluff è parte del gioco. Le dichiarazioni sono spesso strategiche.
  2. La “preparazione vera” lascia tracce altrove, nei sistemi che non possono mentire a lungo: assicurazioni, logistica, procurement, cyber, supply chain, micro-comportamenti industriali.

Deterrence Entropy serve proprio a catturare quel momento in cui:

  • i segnali militari aumentano,
  • l’economia inizia a “staccarsi” dalla normalità,
  • la comunicazione si polarizza,
  • i freni istituzionali (de-confliction) si indeboliscono,
  • e tutto accelera insieme.

Quello è il punto in cui non prevedi “la guerra”, ma vedi salire la probabilità di un salto di fase.

3) Il modello: cosa analizzare davvero (la checklist che fa la differenza)

Qui sotto trovi un impianto completo: cosa guardare, perché conta, e come trasformarlo in segnali.

A. Attrito nei canali di controllo (De-confliction Friction)

Quando la deterrenza funziona, esistono canali rapidi per “raffreddare” incidenti.

Cosa misurare:

  • frequenza di contatti militari dichiarati (riunioni, hotline, working group);
  • episodi di “mancata risposta” (richieste ignorate o rimandate);
  • linguaggio istituzionale: da “gestire differenze” a “linee rosse” e “conseguenze”.

Perché aumenta l’entropia:
meno comunicazione = più interpretazioni, più paranoia, più rischio d’incidente.

B. Assicurazioni e “prezzo della paura” (Risk Pricing)

I mercati della paura sono tra i più onesti: chi assicura carichi, rotte e infrastrutture non fa propaganda, fa conti.

Cosa misurare:

  • premi “war risk” su rotte Asia-Pacifico;
  • variazioni improvvise nelle condizioni di copertura (esclusioni, franchigie, limiti);
  • costi di copertura per settori time-critical (chip, componentistica, telecom).

Perché è un segnale chiave:
se il rischio sale davvero, sale prima qui che nei comunicati stampa.

C. Varianza logistica (non i volumi, ma la dispersione)

In pre-crisi spesso non crolla subito il commercio: cambia il modo in cui si muove.

Cosa misurare:

  • deviazioni di rotte;
  • aumento lead time (tempi consegna) su componenti dual-use;
  • crescita di stock in hub “neutri”;
  • soprattutto: aumento della varianza (oscillazioni improvvise tra settimane).

Perché funziona:
la varianza è spesso la firma della “conoscenza asimmetrica”: qualcuno sa che potrebbero arrivare scossoni e si riposiziona.

D. Mobilitazione invisibile (procurement + manutenzioni + sanità “non mediatica”)

Le guerre moderne richiedono logistica sanitaria e manutentiva enorme. Non serve vedere i carri armati: basta vedere i sistemi che li rendono operativi.

Cosa misurare:

  • appalti/contratti per ricambi navali, lubrificanti specifici, materiali di manutenzione;
  • incremento di contratti logistici rapidi vicino a snodi strategici;
  • acquisti anomali di materiali medicali da trauma (non “mascherine”: tourniquet, emostatici, plasma expanders, kit chirurgici d’urgenza).

Perché è delicato e potente:
sono segnali “freddi”: poco narrabili pubblicamente, difficili da giustificare se non c’è una preparazione seria.

E. Entropia informativa (propaganda e grammatica)

Non guardare “cosa dicono”, ma come cambia il linguaggio.

Cosa misurare:

  • passaggio da narrativa difensiva (“evitare conflitti”) a narrativa teleologica (“inevitabile”, “storico”, “dovere”);
  • aumento di frame moralizzanti (“tradimento”, “umiliazione”, “riparazione”);
  • divergenza tra canali ufficiali e semi-ufficiali (o influencer “patriottici”).

Perché aumenta l’entropia:
la società viene “tarata” psicologicamente prima di scelte rischiose. È un pre-riscaldamento.

F. Cyber come “apertura del rubinetto” (Pre-Positioning)

Molte crisi non iniziano con missili, iniziano con accessi silenziosi.

Cosa misurare:

  • incremento di attività su settori: energia, trasporti, telecom, finanza;
  • cambi nella postura “pubblica” sulla sicurezza (patching emergenziale, allerta straordinaria);
  • anomalie nella supply chain software e hardware.

Perché è predittivo:
il cyber pre-posizionamento serve per paralizzare, confondere, ritardare la risposta.

G. Finanza strategica e controlli (Capital & Tech Controls)

Quando si prepara una crisi, spesso si rinforzano barriere economiche.

Cosa misurare:

  • nuove restrizioni export/import su semiconduttori, litografia, AI hardware;
  • controlli su capitali e investimenti;
  • politiche di “autonomia” industriale accelerate.

Perché aumenta l’entropia:
più barriere = più fragilità = più incentivi a “muoversi adesso” prima che diventi impossibile.

4) Come trasformare tutto questo in un indice predittivo

L’idea base: non una previsione secca, ma una “curva di rischio”

Costruisci un Deterrence Entropy Score (DES) da 0 a 100, con 7 sotto-indici (A–G).
Ogni sotto-indice ha:

  • 5–10 indicatori osservabili
  • un punteggio settimanale/mensile
  • una metrica di accelerazione (quanto cresce rispetto al mese precedente)

La parte “geniale” non è il valore assoluto, ma due concetti:

  1. Sincronia: quanti sotto-indici salgono insieme?
  2. Accelerazione: stanno salendo più in fretta?

In molte crisi, il rischio “salta” quando 4–5 dimensioni entrano in fase contemporaneamente.

Lettura in 4 livelli

  • 0–25 Verde: competizione gestibile
  • 26–50 Giallo: segnali di riposizionamento
  • 51–70 Arancione: convergenza di segnali, rischio incidenti
  • 71–100 Rosso: entropia alta, finestra critica (settimane/mesi)

Questo è un modello “da redazione” perché produce aggiornamenti con titoli chiari:

  • “L’entropia della deterrenza sale: più rischio di quarantena/blocco”
  • “Il sistema entra in fase: 5 segnali su 7 si sincronizzano”

5) Il punto forte (che fa scalpore): la guerra come problema di complessità

La narrazione classica è moralistica (“chi è il buono/cattivo?”) o muscolare (“chi ha più armi?”).
Deterrence Entropy dice una cosa più inquietante:

Anche se nessuno vuole davvero la guerra, un sistema complesso può produrla lo stesso.

Perché? Perché aumenta:

  • opacità,
  • velocità decisionale,
  • pressione interna,
  • rischio d’incidente,
  • e diminuisce la capacità di “tornare indietro”.

È un frame potente e originale: la guerra come incidente di sistema, non solo scelta di un leader.

6) Come interessa all’AI (davvero, non per moda)

A) AI come “sensore” dell’entropia

Il modello richiede:

  • dati eterogenei (testo, logistica, finanza, cyber, procurement),
  • segnali deboli,
  • correlazioni non lineari,
  • aggiornamenti frequenti.

È il terreno perfetto per:

  • NLP per analizzare la grammatica della propaganda (cambio di frame, agency, moralizzazione);
  • anomaly detection su logistica e assicurazioni;
  • graph learning per capire reti: fornitori, hub, attori, rotte;
  • modelli causali (non solo correlazioni) per stimare quali segnali anticipano altri.

B) AI come fattore che aumenta l’entropia

L’AI accelera il ciclo OODA (Observe–Orient–Decide–Act).
Se entrambi i lati prendono decisioni più rapide e automatizzate:

  • aumenta il rischio di interpretare male segnali,
  • aumenta la velocità di escalation,
  • diminuisce il tempo per correggere errori.

Quindi l’AI non è solo lo strumento per misurare l’entropia: è anche un motore che la può amplificare.

7) E il Quantum Computing? Qui c’è la parte più “nuova”

Il quantum interessa Deterrence Entropy per tre ragioni molto concrete:

1) Crittografia e fiducia nei canali di crisi

Se una delle parti percepisce che l’altra potrebbe (oggi o presto) compromettere comunicazioni cifrate, cambia la postura:

  • riduce comunicazioni,
  • aumenta segretezza,
  • aumenta sospetti,
  • aumenta entropia.

Anche senza “quantum che rompe tutto domani”, la percezione che le comunicazioni possano non essere sicure è già destabilizzante.

2) Ottimizzazione logistica e “mobilitazione silenziosa”

Molti casi d’uso quantum (o quantum-inspired) puntano a ottimizzare:

  • routing,
  • scheduling,
  • supply chain,
  • allocazione risorse.

Se un attore riesce a comprimere tempi e costi di mobilitazione logistica:

  • può muoversi più velocemente,
  • può rendere più plausibile una strategia di sorpresa,
  • e questo aumenta entropia perché l’avversario teme di “arrivare tardi”.

3) Simulazioni strategiche e rischio di false certezze

Quantum + AI può spingere verso simulazioni più aggressive e “confidence” eccessiva:

  • “il modello dice che funziona”
  • “il rischio è accettabile”

Ma in sistemi complessi, più potenza di calcolo può produrre illusioni di controllo, non controllo reale. E le illusioni sono benzina per l’escalation.

Una previsione “forte” ma onesta non dice “accadrà X il giorno Y”. Dice:

  1. Quale scenario è più probabile (gray zone / quarantena / scontro limitato / invasione)
  2. Quale combinazione di segnali renderebbe lo scenario più probabile
  3. Quale finestra temporale (mesi, non giorni) se quei segnali persistono

E poi lancia la tesi centrale:

Se l’Entropia della deterrenza supera una certa soglia, il rischio principale non è l’invasione “da film”, ma una crisi a gradini (quarantena, blocco, incidenti navali/aerei, cyber su infrastrutture) in cui la guerra non è una decisione unica: è una serie di “non ritorni”.


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