In una fase storica in cui la politica siciliana appare frammentata, personalistica e spesso priva di visione strategica, è legittimo – e doveroso – interrogarsi su quali esperienze politiche abbiano realmente prodotto risultati concreti. Tra queste, il progetto di Grande Sicilia, già Movimento per le Autonomie (MPA), guidato da Raffaele Lombardo, emerge come una delle poche esperienze coerenti, strutturate e misurabili della storia politica recente dell’Isola.

I risultati elettorali: un consenso reale, non effimero

L’MPA non è mai stato un partito di testimonianza. I dati elettorali dimostrano una capacità costante di intercettare consenso popolare:

  • Regionali 2008: Lombardo eletto Presidente della Regione Siciliana con oltre il 65% al ballottaggio
  • MPA primo partito in Sicilia nel centrodestra regionale
  • Presenza stabile e significativa in:
    • Assemblea Regionale Siciliana (ARS)
    • Province
    • Comuni medio-grandi

Si tratta di un dato politico rilevante: l’MPA è stato l’unico movimento autonomista capace di governare, non solo di rivendicare.

Governo Lombardo: numeri e riforme, non propaganda

Durante i governi Lombardo (2008–2012), la Sicilia ha affrontato una delle fasi più difficili della sua storia finanziaria. Eppure, proprio in quel contesto, sono stati ottenuti risultati spesso rimossi dal dibattito pubblico:

1. Contenimento della spesa pubblica

  • Riduzione del disavanzo regionale
  • Razionalizzazione delle partecipate
  • Blocco di sprechi strutturali nella sanità e negli enti intermedi

2. Autonomia come leva amministrativa, non ideologica

L’autonomia siciliana non fu usata come slogan identitario, ma come strumento negoziale concreto con lo Stato centrale:

  • Difesa delle prerogative statutarie
  • Recupero di risorse fiscali
  • Maggiore peso della Regione nei tavoli nazionali

3. Sanità e amministrazione: avvio della razionalizzazione

In anni precedenti al PNRR, il governo Lombardo:

  • Ha impostato il riequilibrio dei conti sanitari
  • Ha avviato processi di accorpamento e controllo
  • Ha posto le basi per una gestione meno clientelare e più manageriale

Scelte impopolari, ma necessarie. E soprattutto scelte di governo, non di consenso immediato.

Un modello politico oggi più attuale di ieri

Nel contesto attuale, segnato da:

  • Crisi dei partiti nazionali
  • Scarsa rappresentanza degli interessi siciliani a Roma
  • Politica ridotta a comunicazione social

il progetto Grande Sicilia appare paradossalmente moderno:

  • Radicamento territoriale vero
  • Classe dirigente formata
  • Centralità dei temi economici e amministrativi
  • Autonomia come strumento di sviluppo, non di rottura

Non populismo, ma pragmatismo autonomista.

Perché oggi serve una “nuova Grande Sicilia”

La Sicilia ha oggi bisogno di:

  • Un soggetto politico che conosca la macchina regionale
  • Una visione che superi l’alternanza sterile destra/sinistra
  • Un progetto che parli di infrastrutture, sanità, lavoro, Europa

In questo senso, l’esperienza dell’MPA rappresenta un patrimonio politico ancora spendibile, soprattutto se aggiornato alle nuove sfide (PNRR, transizione digitale, sanità territoriale, giovani).

Conclusione

In una politica siciliana spesso prigioniera dell’improvvisazione, Grande Sicilia non è un ricordo, ma un precedente concreto di governo.
I dati dimostrano che l’MPA:

  • Ha governato
  • Ha ottenuto consenso
  • Ha fatto scelte strutturali

Ed è proprio per questo che, oggi più che mai, quel modello torna ad essere attuale.


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