Nel 2013 scrivevo sul mio blog Osservatorio Politico che il Fondo FIPRS era un’operazione scandalosa. Oggi la Regione Siciliana sta ricomprando quegli stessi immobili. Li paga due volte.
Pubblicato il 12 febbraio 2013 · Aggiornato marzo 2026
Ho aspettato
13 anni.
Avevo ragione.
Nel 2013 scrivevo che il Fondo FIPRS era un’operazione scandalosa. Oggi la Regione Siciliana sta ricomprando quegli stessi immobili. Li paga due volte.
Tredici anni fa scrivevo quello che i giornali siciliani non volevano scrivere. Oggi i fatti mi danno ragione — e la Regione Siciliana sta pagando il conto. Un conto che i siciliani stanno saldando da vent’anni, e che non è ancora chiuso.
12 febbraio 2013: quello che scrissi
Sul mio blog Osservatorio Politico, pubblicai un’analisi dettagliata dell’operazione FIPRS — il Fondo Immobiliare Pubblico della Regione Siciliana — costruita sui documenti ufficiali, sul comunicato stampa di Pirelli RE e soprattutto sulla delibera della Corte dei Conti Sicilia n. 99/2008, che aveva già bocciato l’intera manovra come “non conveniente” e “assai criticabile”.
Nessuno ne parlava. Il mainstream locale ignorava. Io scrissi quello che i numeri dicevano chiaramente: la Regione aveva venduto i suoi uffici migliori, stava pagando affitti fuori mercato per continuare ad usarli, e alla fine del fondo — 15 anni dopo — avrebbe dovuto ricomprarli a un prezzo non predeterminato, senza nemmeno la certezza di avere i soldi.
“La Regione si è definitivamente privata della proprietà di suoi immobili di pregio per riscuotere una somma sulla quale paga un interesse del 7,95% — fuori mercato, forse superiore alle rate di un normale mutuo ipotecario, conservando peraltro la proprietà degli immobili e mantenendo alto il suo stato patrimoniale.” — Corte dei Conti Sicilia, delibera n. 99/2008
I numeri dell’operazione: un disastro annunciato
La matematica è brutale. La Regione ha incassato circa 171 milioni dalla vendita. Ha poi restituito alla controparte privata oltre 315 milioni in affitti nell’arco dei 15 anni del fondo — per stare negli stessi palazzi che erano suoi. Senza contare gli 80 milioni pagati a Ezio Bigotti e alla cordata PSP di Pinerolo per censire un patrimonio che la Regione non aveva mai catalogato correttamente.
Un censimento, peraltro, mai completato. Pagato quattro volte il preventivo iniziale. Da una società del Nord che pagava le tasse al Nord, non in Sicilia. Una scelta, quella di affidarsi a un operatore piemontese, che confligge apertamente con il principio dell’autonomia siciliana e con il buon senso amministrativo più elementare.
La gara per la gestione del fondo fu vinta da Pirelli RE in raggruppamento con Banca Caboto, Banca Intesa, Capitalia e MCC. Con un unico candidato. Nessuna vera competizione. E le imposte generate dall’intera operazione — SGR, società coinvolte, fondi — non hanno mai beneficiato l’erario regionale siciliano, perché nessuna di quelle società aveva sede legale in Sicilia. I siciliani hanno finanziato un’operazione i cui frutti fiscali sono andati altrove.
La linea del tempo di uno scandalo silenzioso
Oggi: la Regione li ricompra. Li paga due volte.
Questa è la conclusione logica e inevitabile di un’operazione che non aveva senso fin dall’inizio. La Regione ha venduto immobili che le servivano, ha pagato per vent’anni per continuare ad usarli, e adesso — per non perdere le proprie sedi istituzionali — deve riacquistarli sul mercato, a prezzi del 2025, con denaro pubblico siciliano.
È come se un proprietario di casa vendesse il suo appartamento per fare cassa immediata, pagasse l’affitto per quindici anni al nuovo proprietario, e poi lo ricomprasse. Solo che in questo caso il proprietario era la collettività siciliana, i soldi erano i soldi dei siciliani, e nessuno ha mai pagato le conseguenze di quelle decisioni.
“Se si fosse offerto ai risparmiatori siciliani di investire in un’obbligazione della Regione al 7,95%, garantita dagli stessi immobili, non si faceva prima? Forse si rischiava di far fare un affare ai siciliani.” — Osservatorio Politico, 12 febbraio 2013
Quello che ancora non ha risposta
- Chi ha autorizzato una gara pubblica con un unico candidato?
- Chi ha validato perizie sugli immobili firmate dallo stesso venditore?
- Chi ha deciso di pagare 80 milioni a una cordata piemontese per un censimento mai completato?
- Chi risponde del fatto che tutte le imposte dell’operazione sono andate a erari del Nord, non della Sicilia?
- Perché nessun organo di stampa siciliano ha mai condotto un’inchiesta seria su questa vicenda?
- Quanto costerà ai siciliani il riacquisto degli immobili ceduti nel 2007?
La Corte dei Conti aveva già risposto nel 2008, con parole inequivocabili. I siciliani — quelli che pagano le tasse, quelli che usano quegli uffici, quelli che finanziano questa regione — meritavano di saperlo nel 2013. E meritano risposte oggi.
Ho aspettato tredici anni prima di scrivere questo aggiornamento. Non per mancanza di argomenti, ma perché speravo di dover correggere qualcosa — di trovare un provvedimento, un’indagine conclusa, una responsabilità accertata e sanzionata. Non c’è nulla da correggere. C’è solo da aggiungere l’epilogo: la Regione ricompra quello che aveva venduto. I siciliani pagano due volte. E nessuno, ancora oggi, ha risposto.
— Osservatorio Politico Siciliano, Marzo 2026
Articolo originalmente pubblicato il 12 febbraio 2013.
Fonti: Delibera Corte dei Conti Sicilia n. 99/2008 · Comunicato stampa Pirelli RE, marzo 2007 · Atti Commissione Bilancio ARS · Contratto PSP–Regione Siciliana, 2006.


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